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 Fine del Mondo, il vero rischio (verità, non profezie)

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f.scofield
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MessaggioOggetto: Fine del Mondo, il vero rischio (verità, non profezie)   Mer Dic 29, 2010 2:32 pm

Tralasciamo le varie profezie bislacche che parlano di coincidenze astrali, arrivi di dominatori spaziali, anticristi e diavoletti, tsunami su scala globale e eruzioni vulcaniche anche dove i vulcani non ci sono.
Sconvolgimenti climatici ed eventi catastrofici si stanno verificando, ma è normale, tutti i pianeti sono destinati ad esaurirsi, ma di certo il problema non sarà nostro, dato che potrebbe verificarsi ciò tra mille anni ed oltre.

Ecco il vero problema, analizzato addirittura nel 1798 dall'eminente economista Thomas Malthus.
Si badi bene, ho detto economista, non filosofo o scienziato o religioso, quindi persona con raziocinio in materia, non un fanatico.
Ecco la sua teoria, trovabile su Wikipedia, ma che già si conosceva ben prima che internet venisse alla luce, quindi di certo non modificata ad hoc dai sapientoni del computer:

"Il Malthusianesimo è una dottrina economica che, rifacendosi all'economista inglese Thomas Malthus, attribuisce principalmente alla pressione demografica la diffusione della povertà e della fame nel mondo.

Disparità tra risorse prodotte e un aumento geometrico della popolazione

La teoria malthusiana si fa assertrice di un energico controllo delle nascite e auspica il ricorso a strumenti tesi a disincentivare la natalità, al fine di evitare il deterioramento dell'ecosistema terrestre e l'erosione delle risorse naturali non rinnovabili. Ralph Waldo Emerson criticò il malthusianesimo osservando che esso non contemplava l'incremento della capacità inventiva e tecnologica dell'essere umano.
Nel "Saggio sul principio della popolazione", scritto nel 1798, Malthus sostiene che la crescita demografica non è ricchezza per lo stato, come credeva la maggior parte degli studiosi dell'epoca, mentre il più recente cornucopianesimo ha sostenuto la tesi opposta, pensando alla crescita esponenziale della popolazione come a un fatto positivo per lo sviluppo umano.
Malthus afferma che mentre la crescita della popolazione è geometrica, quella dei mezzi di sussistenza è solo aritmetica. Una tale diversa progressione condurrebbe a uno squilibrio tra risorse disponibili, in particolar modo quelle alimentari, e capacità di soddisfare una sempre maggiore crescita demografica. La produzione delle risorse non potrà sostenere la crescita della popolazione: una sempre maggiore presenza di esseri umani produrrà, proporzionalmente, una sempre minore disponibilità di risorse sufficienti a sfamarli.
Tutto ciò può portare, secondo Malthus, a un progressivo immiserimento della popolazione.



Freni demografici

Per contrastare la miseria sono efficaci solo freni preventivi che facciano leva sul rigore morale di ciascuno (come il posticipo dell'età matrimoniale e la castità prematrimoniale) ovvero freni repressivi (come le guerre, carestie e epidemie). Le classi dirigenti del tempo furono propense per questi motivi, e in considerazione della necessità di un argine all'incremento demografico, a giustificare le condizioni di precarietà in cui versava la popolazione.
Malthus considerava dannosa la politica assistenziale dell'Inghilterra nei confronti dei poveri: questa non faceva altro che aumentare lo sviluppo demografico, foriero di una dannosa sovrappopolazione.
Con il termine "Malthusianesimo" o "Neomalthusianesimo" (termine associato a un risveglio della teoria malthusiana in coincidenza con il dibattito portato dalla convocazione, su impulso dell'ONU, della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo a Bucarest nel 1974) vengono oggi indicate quelle teorie che, ispirandosi a Malthus, attribuiscono la povertà allo squilibrio tra la crescita della popolazione e lo sviluppo delle risorse[1].
Inoltre, i fattori demografici, il sovrappopolamento e lo squilibrio popolazione-economia sarebbero ritenuti i responsabili dei movimenti migratori.
Uno dei primi critici delle teorie malthusiane fu Karl Marx che si riferì ad esse, ne Il Capitale, come a «stupidaggini infantili, superficiali plagi di De Foe, Sir James Steuart, Townsend, Franklin, Wallace» e altri, postulando invece che il progresso nella scienza e nella tecnologia consentirebbero una crescita esponenziale indefinita della popolazione."



Ovviamente si sta dimostrando come questa teoria sia vera, per quanto ne dicesse quel sapientone di Marx (si vede come sono terminati i regimi che hanno preso spunto dalle sue idee).
Gli abitanti sul Pianeta sono troppi, la popolazione è aumentata progressivamente col tempo fino ad arrivare al collasso globale, come si nota nella recente crisi planetaria (ovviamente la colpa non può essere dell'euro, dato che negli States per esempio esiste un'altra moneta).
Troppi abitanti, troppo sfruttamento delle risorse, vita che peggiora per tutti.
Qual'è stato il periodo migliore dal punto di vista economico?
Quello successivo alla seconda guerra mondiale, quando la popolazione era notevolmente diminuita rispetto al suddetto conflitto.
Idem nel passato, perchè i popoli muovevano guerra contro altri?
A volte per mania di grandezza del sovrano, ma per la maggior parte dei casi per avere nuove risorse da utilizzare.

Ora noi viviamo in un'era storica in cui non ci sono conflitti importanti da almeno 65 anni, e i risultati si vedono.

La guerra è una delle cose peggiori che possano esistere, ma senza di questa stiamo andando allo sfacelo.
Quindi sarebbe auspicabile trovare una soluzione drastica (non morti per combattimenti), forse effettivamente diminuendo le nascite, ma non basterebbe dato che su scala mondiale questa idea non è auspicabile.

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MessaggioOggetto: Re: Fine del Mondo, il vero rischio (verità, non profezie)   Lun Gen 03, 2011 9:47 am

Giusto per completare le argomentazioni.

Numero
totale di esseri umani vissuti in ogni tempo




Stime del numero della popolazione umana vissuta in ogni tempo
spaziano approssimativamente dai 45 ai 125 miliardi; le
più attendibili si attestano nell'intervallo tra i 90 e i 110
miliardi
.. La stima è difficile per le seguenti ragioni


  • L'insieme delle specifiche
    caratteristiche che definiscono l'essere umano e che distinguono i
    primi Homo
    sapiens
    dagli appartenenti a specie anteriori o correlate è
    materia di ricerca e di intenso dibattito. Non è quindi possibile
    sapere quando cominciare il conteggio, né quali ominidi includere
    in esso.

  • Anche se la comunità scientifica
    raggiungesse un ampio consenso sulle caratteristiche distintive
    degli esseri umani, sarebbe comunque quasi impossibile definire con
    precisione il momento della loro prima apparizione anche solo con
    l'approssimazione di un millennio, e questo semplicemente perché le
    testimonianze fossili sono troppo discontinue. Sono state ritrovate
    appena alcune migliaia di fossili dei primi esseri umani, molti dei
    quali non più grandi di un dente o di un frammento di osso. Questi
    frammenti ossei sono utilizzati per estrapolare la consistenza di
    una popolazione di milioni di esseri umani sparsi nei diversi
    continenti.
  • Dati statistici affidabili esistono solo per gli ultimi due o
    tre secoli. Fin verso la fine del XVII
    secolo poche nazioni,
    regni o imperi
    globali riuscirono a realizzare censimenti
    accurati. Molte delle prime esperienze censuarie erano focalizzate
    sul mero conteggio di un sottoinsieme della popolazione per motivi
    fiscali o legati al servizio militare Tutti i dati riguardanti la
    consistenza della popolazione in periodi anteriori al XVIII
    secolo sono delle stime, e quindi il margine di errore sul numero
    totale degli esseri umani vissuti in ogni tempo dovrebbe essere
    nell'ordine dei miliardi o addirittura delle decine di miliardi di
    persone.







Anno

Popolazione mondiale

70.000 avanti Cristo

1.000,000 milioni

10.000 avanti Cristo

1.000.000 milioni

5.000 avanti Cristo

15.000.000 milioni

1.000 avanti Cristo

50.000.000 milioni

500 avanti Cristo

100.000.000 milioni

1 dopo Cristo

200.000.000 milioni

1000 dopoCristo

310.000.000 milioni

1800 dopo Cristo

978.000.000 milioni

1900 dopo Cristo

1.650.000.000 milioni

1950 dopo Cristo

2.518.000.000 miliardi

1980 dopo Cristo

4.434.000.000 miliardi

1990 dopo Cristo


5.263.000.000 miliardi

2000 dopo Cristo

6.070.000.000 miliardi

2010 febbraio

6.872.000.000 miliardi

2050 previsione

9.200.000.000 miliardi

2100 previsione decrescia

5.000.000.000 miliardi
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