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| | L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. | |
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Fatachiara Admin

Messaggi: 4718 Punti: 6059 Reputazione: 114 Data d'iscrizione: 29.07.10 Età: 32 Località: Ferrara
 | Oggetto: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Dom Ott 10, 2010 7:05 pm | |
| L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. L'ultima mossa del cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schonborn è del 23 settembre scorso. Incurante delle richieste di prudenza più volte espresse dalla curia romana, Schonborn ha aperto le porte della monumentale Stephansdom, la cattedrale di Santo Stefano, a due dei sei veggenti di Medjugorje: Marija Pavlovic e Ivan Dragicevic. Davanti a centinaia di fedeli, i due hanno parlato delle apparizioni, dei messaggi che la Madonna affida loro da quasi trent'anni. Poi, sull'altare antistante la tomba in marmo rosso dell'imperatore Federico III, ha preso posto lo stesso cardinale arcivescovo che si è rivolto ai due medjugorjani con queste parole: "Grazie di essere qui in mezzo a noi. Grazie per il servizio che avete reso in tutti questi anni". Da quasi tre decenni la battaglia su Medjugorje è aperta dentro la chiesa cattolica. Da una parte la curia romana che resiste scettica, a volte prevenuta, sempre e comunque prudente. Dall'altra diverse personalità ecclesiastiche e il popolo che in massa si riversa da ogni parte del mondo nel paesino dell'Erzegovina dove il 24 giugno del 1981 sei giovani dichiararono di aver avuto, sulla collina carnica, nel luogo chiamato Podbrdo, un'apparizione. Videro una figura bianca con un bambino nelle braccia. "Abbiamo visto la Madonna", dissero. Per tanti anni le apparizioni furono quotidiane. Dal 1987 la Madonna appare ogni 25 del mese e soltanto a Marija. Gli altri hanno apparizioni più sporadiche. Roma chiede silenzio, prudenza, passi brevi e molto ponderati. Mentre diversi sacerdoti e vescovi, tra questi Schönborn, agiscono più d'istinto. Sentono che a Medjugorje, come fu a Fatima e Lourdes, il soprannaturale parla e si manifesta. L'arcivescovo di Vienna sa bene quanto i suoi interventi pro Medjugorje infastidiscano Roma. Ma sembra non curarsene, spinto probabilmente anche dal richiamo dell'Erzegovina che un tempo fu terra dell'Impero: un richiamo importante per un nobiluomo di ascendenza asburgica. La devozione popolare è alimentata anche dal combattivo padre Livio Fanzaga di Radio Maria. Dalla comunità Nuovi Orizzonti di Chiara Amirante, e da tante parrocchie, molte italiane, che ai treni per Lourdes e ai voli per Fatima preferiscono i pullman per Medjugorje. A Roma il partito degli anti visionari non è dell'ultima ora. Le resistenze interne è da tempo che giocano un ruolo importante, Dice il decano dei vaticanisti Benny Lai: "La curia gioca il suo ruolo di istituzione monolitica. Cerca sempre di resistere fino all'ultimo ai visionari, veri o presunti tali. Ancora oggi le guarigioni di Lourdes sono guardate con sospetto, Medjugorje, in particolare, non è mai stata presa in seria considerazione dall'apparato. Certo, Giovanni Paolo II aveva una posizione aperta su Medjugorje, come ce l'aveva, ad esempio, su padre Pio da Pietrelcina. Ma un conto è l'idea personale di un Pontefice, un altro è la voce ufficiale della chiesa, una voce che non può tollerare i passi in avanti troppo affrettati di singoli vescovi o cardinali che siano". Fu lo scorso gennaio che Schönborn si recò in visita a Medjugorje, una televisione al proprio seguito. Da qui lanciò un messaggio a tutta la chiesa: "Bisogna chiudere gli occhi per dubitare che a Medjugorje scorrano fiumi di grazia". Immediata fu la reazione del vescovo di Mostar (la diocesi in cui ricade Medjugorje), monsignor Ratko Peric. In una nota ufficiale si lamentò di non essere stato preventivamente informato da Schönborn del suo arrivo. Da Mostar i malumori arrivarono fino a Roma. Tanto che, lo scorso giugno, quando Benedetto XVI ricevette Schönborn dopo le accuse rivolte all'ex segretario di stato vaticano Angelo Sodano di aver insabbiato a suo tempo l’inchiesta sugli atti di pedofilia che avrebbe compiuto l'ex arcivescovo di Vienna Hans Hermann Groer, si dice che parlò con Schonborn anche di Medjugorje e dell'inopportunità della sua visita. L'anti medjugorjanesimo romano ha radici profonde nella Congregazione per la dottrina della fede. Sul dossier Medjugorje ci sono fin da quando lavorava all'ex Sant'Uffizio, Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato vaticano, e Angelo Amato, oggi prefetto dei Santi. Bertone è sempre stato un tignoso quanto ad apparizioni mariane. Su Fatima sostiene che nulla c'è da rivelare di quanto già non si sappia. E su Medjugorje? Nel 2005, quando era arcivescovo di Genova, andò a Porta a Porta e li disse la sua. Scoppiò un pandemonio tra preti e fedeli; "Radio Maria, rivolta contro il cardinale", titolò Il Corriere della Sera. Cosa accadde? Bertone non negò il diritto a pregare la Vergine in quei luoghi, ma deplorò "gli eccessi di fanatismo, come i manifestini distribuiti in diverse chiese, nei quali si assicura anche la possibilità di assistere a un'apparizione della Madonna, a ora stabilita". E ancora: "Dal 1981 a oggi Maria sarebbe apparsa decine di migliaia di volte a Medjugorje. Questo è un fenomeno non assimilabile ad altre apparizioni mariane". Radio Maria reagì furente. In diretta padre Livio proruppe contro lo "scetticismo" del cardinale. Che rispose: "Sono reazioni scomposte e offensive di fedeli e sacerdoti che si definiscono medjugorjani”. E ancora: "Sono attacchi inaccettabili non certo compatibili con i fautori di un'autentica devozione mariana". Quindi l'ordine rivolto dall'alto all'Opera romana pellegrinaggi di depennare dal catalogo le visite al più famoso santuario della ex Jugoslavia. Benedetto XVI ha sempre ascoltato il giudizio del suo braccio destro fin dai tempi dell'ex Sant'Uffizio. Ratzinger scoprì Bertone nel 1988 e da allora in poi lo mise all'opera sulle questioni più intricate e scottanti: lo scisma di Marcel Lefebvre, la teologia della liberazione, i padri di famiglia ordinati preti nella Cecoslovacchia comunista, il terzo segreto di Fatima, lo scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti, il matrimonio dell'arcivescovo Emmanuel Milingo con una seguace della setta di Moon e, appunto, il dossier Medjugorje. Bertone e la Dottrina della fede hanno lavorato in simbiosi con la diocesi di Mostar. Qui il vescovo Pavao Zanic prima, e poi il suo successore Ratko Peric, hanno sempre avuto una posizione scettica. Fu l’11 ottobre 1984 che Zanic disse: "Dichiaro che è tutta una grande truffa, un inganno... non ci sono apparizioni della Madonna... io credo che c'è il Demonio!". Una posizione forte, alla quale seguì una nota del 1991 della Conferenza episcopale Jugoslava: "Sulla base delle ricerche finora compiute non è possibile dichiarare che si tratti di apparizioni e fenomeni soprannaturali". Parole che per il partito degli anti medjugorjani sono la conferma che è tutto un bluff. Mentre per i medjugorjani no. Dicono: "La Conferenza episcopale jugoslava non dice che non vi sono apparizioni, ma solo che non sono ancora state confermate". È stato Papa Ratzinger, la scorsa primavera, a riaprire tutto. Con un'azione a sorpresa ha istituito una Commissione internazionale d'inchiesta guidata dal cardinale Camillo Ruini. Da tempo c'è chi sostiene che Ruini sia scettico su Medjugorje e che dunque l'esito dell'inchiesta sia in qualche modo scontato. Ma è davvero così? Davvero Ruini affosserà Medjugorje, trent'anni di apparizioni e migliaia di conversioni comprese? In Vaticano si dicono due cose. Anzitutto che è stato Ruini a lasciare fuori dalla Commissione, composta da circa venti persone, l'attuale vescovo di Mostar, Ratko Peric. E ciò significa che per volere di Ruini ai lavori non partecipa la personalità ecclesiastica che più di altre è contraria al riconoscimento dell'autenticità delle apparizioni. In secondo luogo, si ritiene che oggi sia del tutto prematuro fare previsioni. I tempi dell'inchiesta sono lunghi, si parla addirittura di anni. Anche perché è difficile esprimersi in maniera definitiva mentre le apparizioni ancora hanno luogo. Una prima volta la Commissione si è riunita il 26 marzo scorso ma non ha fatto altro che dividere il da farsi secondo argomenti diversi. Tra questi, il capitolo "traduzioni". Già, perché è dalle traduzioni dei messaggi della Madonna che dipende principalmente l'esito dei lavori guidati da Ruini. I veggenti hanno lasciato in questi anni migliaia di messaggi che, dicono, ha comunicato loro la Madonna. Ed oggi il problema principale è tornare indietro nel tempo e recuperare soltanto quelli autentici. Infatti, i messaggi, veicolati dai veggenti in lingua croata, hanno avuto centinaia di traduzioni in tutte le lingue del mondo. Le traduzioni si sono sovrapposte ai testi originali ed è difficile, soprattutto coi messaggi dei primi anni, distinguere tra gli originali e gli apocrifi. Nei primi anni Ottanta, ad esempio, vi fu uno scontro durissimo tra il vescovo di Mostar e i francescani che risiedono vicino alla parrocchia di Medjugorje. La curia voleva meno protagonismo da parte dei francescani che invece rivendicavano un ruolo importante rispetto alla parrocchia e ai veggenti. Secondo alcuni messaggi riportati dagli stessi veggenti la Madonna prese posizioni in questa disputa a favore dei francescani. "Non ubbidite a nessuno!", disse il 15 aprile 1982 la Madonna secondo quanto ha riportato la veggente Vicka. È anche su queste dichiarazioni che Ruini deve lavorare. Oltre ai messaggi c'è il problema dei segreti. Come a Fatima, anche Medjugorje ha nel suo bagaglio diversi segreti. Dieci, per l'esattezza. Oggi ancora non sono stati rivelati. Sono un macigno misterioso che pesa e fa paura alla chiesa, alla curia di Roma, alla Dottrina della fede. Anche perché si descrivono gli eventi che si verificheranno se l'umanità non riuscirà a ravvedersi. Sostengono i veggenti che con la realizzazione dei segreti la vita nel mondo cambierà: dopo la loro manifestazione, gli uomini crederanno come nei tempi antichi. Una veggente, Mirjana, ha dichiarato che dieci giorni prima della realizzazione di ogni segreto avviserà un sacerdote, il padre francescano Petar Ljubicic, incaricandolo di rivelarli. Egli dovrà digiunare per sette giorni e avrà il compito di rivelarli tre giorni prima della loro realizzazione. Poiché è arbitro della sua missione, potrebbe tenerli per sé, come fece Giovanni XXIII per il segreto di Fatima, la cui rivelazione era autorizzata per il 1960. Tuttavia, padre Petar è fermamente intenzionato a rivelarli: è stato interrogato in proposito anche da Antonio Socci nel 2004 e ha confermato che lo farà "senz'altro". E se si tiene conto che padre Petar ha già sessant'anni, i tempi delle rivelazioni non possono essere lontani. E Benedetto XVI? Nella battaglia tra favorevoli e contrari egli sembra stare nel mezzo. Se Giovanni Paolo II era difatti convinto della verità di queste apparizioni, Ratzinger sembra voler restare un passo indietro. Nel 2000, quando era prefetto dell'ex Sant'Uffizio, scrisse un "Commento teologico" circa le apparizioni mariane. C'è rivelazione e rivelazione, spiegò, nel solco di quanto già scrisse nel Settecento il dotto cardinale Prospero Lambertini, poi Papa col nome di Benedetto XIV. Un conto è la rivelazione che si è espressa definitivamente in Gesù, che esige dal cristiano un pieno assenso di fede cattolica. Un conto sono le rivelazioni "private": meritevoli queste "di un assentimento di fede umana conforme alle regole della prudenza, che ce le presenta come probabili e piamente credibili". Queste rivelazioni sono un "aiuto che è offerto per comprendere e vivere meglio il Vangelo, ma del quale non è obbligatorio fare uso". Non è scorretto pensare che ancora oggi il Papa si mantenga al livello di quanto espresso nel dotto commento teologico. Ma dice Antonio Socci: "Incontrai Ratzinger a Belluno poco prima dell'elezione al soglio di Pietro e gli chiesi di Medjugorje. Non si sbilanciò molto ma mi chiese cosa avessi visto io a Medjugorje. Gli raccontai del fiume di gente convertita... Mi disse: “Ovviamente questo aspetto è decisivo. Perché la chiesa non può chiudere la porta dove la gente ritrova la fede”. Ratzinger pare non sia mai andato a Medjugorje. Così Karol Wojtyla. Ma sono tantissimi i vescovi e i cardinali che, spesso in incognito, sono andati a vedere. Molti hanno aspettato di diventare "emeriti", di non avere più incarichi importanti, per raggiungere, sempre in viaggi segreti, l'Erzegovina. Così fece, prima di morire il cardinale Corrado Ursi (di Napoli). Vescovo di nomina pacelliana, esponente di spicco di quel rinnovamento liturgico che nel post Concilio tanto ha fatto parlare di sé, per andare a Medjugorje affrontò un viaggio di 1.500 chilometri in macchina. Aveva 94 anni. Arrivando disse: "Quanta gioia e grazia per essere presenti qui". Recentemente è stata la volta del cardinale Bernardino Echevarria Ruiz, arcivescovo emerito di Guayaquil (Ecuador). A Medjugorje ha detto: "I messaggi della Madonna sono totalmente biblici". Poco prima di morire arrivò a Medjugorje il cardinale arcivescovo di Praga Frantisek Tomasek, noto in tutto il mondo soprattutto per l'epica opposizione al comunismo nell'ex Cecoslovacchia. Disse: "Ritengo che dobbiamo anche agli eventi di Medjugorje una parte della nostra grande primavera spirituale, che Dio ci ha donato per mezzo di Maria. La preghiera e il digiuno, la fede e la conversione e l'invito alla pace possono venire solo da Dio. Per dirla semplicemente, sento parlare molto di Medjugorje, ma vorrei sentirne parlare di più". Indimenticato, infine, è rimasto tra i medjugorjani l'affondo di uno dei più profondi teologi della nostra epoca: Hans Urs Von Balthasar. Fondatore della rivista Communio, amico e maestro di Joseph Ratzinger - morì poco prima di ricevere da Giovanni Paolo II la berretta cardinalizia per meriti "alla carriera" -, intervenne su Medjugorje dopo che il vescovo di Mostar, Zanic, risentito coi francescani residenti vicino alla parrocchia, aveva attaccato Medjugòrje con queste parole: "Una vicenda in cui compaiono frati ribelli e sospesi a divinis, segreti e vite della Vergine mai rivelati, personaggi che si ritengono inviati dalla provvidenza, guarigioni mai verificate e gente che si rovina la vista guardando il sole". Von Balthasar prese carta e penna e scrisse a Zanic queste lapidarie parole: "Monsignore! Come è possibile che lei abbia mandato un tanto triste documento in tutto il mondo! Mi sono sentito profondamente colpito vedendo la funzione episcopale tanto degradata. Invece di avere pazienza, come le era stato raccomandato da più persone, lei tuona e scaglia saette a scapito di persone note e innocenti, degne del suo rispetto e della sua tutela. Ripete delle accuse che sono state confutate cento volte". Von Balthasar accusa Zanic di non avere avuto pazienza. La stessa accusa che oggi da Roma viene fatta a vescovi e cardinali troppo frettolosi di mostrarsi medjugorjani. A Ruini il compito di arbitrare tra le due correnti contendenti. Con molta pazienza. di Paolo Rodari, Il Foglio – 7 ottobre 2010 -----------------------------------------  |
|  | | Fatachiara Admin

Messaggi: 4718 Punti: 6059 Reputazione: 114 Data d'iscrizione: 29.07.10 Età: 32 Località: Ferrara
 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Dom Ott 10, 2010 7:09 pm | |
| Mi hanno sconvolta queste parole: Fu l’11 ottobre 1984 che Zanic disse: "Dichiaro che è tutta una grande truffa, un inganno... non ci sono apparizioni della Madonna... io credo che c'è il Demonio!". Una posizione forte, alla quale seguì una nota del 1991 della Conferenza episcopale Jugoslava: "Sulla base delle ricerche finora compiute non è possibile dichiarare che si tratti di apparizioni e fenomeni soprannaturali". Parole che per il partito degli anti medjugorjani sono la conferma che è tutto un bluff. Mentre per i medjugorjani no. Dicono: "La Conferenza episcopale jugoslava non dice che non vi sono apparizioni, ma solo che non sono ancora state confermate".Come si fa a dubitare che la Madonna possa scegliere un gruppo di persone come mezzo per invitare l'umanità a convertirsi e credere in Nostro Signore? Non ho parole. O la Chiesa non ha più fede nel suo Sposo o non lo so. -----------------------------------------  |
|  | | orione

Messaggi: 92 Punti: 749 Reputazione: 15 Data d'iscrizione: 08.09.10 Età: 56 Località: Saluzzo - Cuneo
 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Lun Gen 03, 2011 10:49 am | |
| Inizio con ironia.Ho sempre detto, quando era con me, a mia moglie, molto più attenta alle cose della Chiesa, di cominciare a dire di veder la Madonna, sul muro esterno dell'alloggio di sua proprietà che ha in montagna.Avremmo risolto ogni problema economico …Passo all'atteggiamento più serio.Ho una collega che presta molta attenzione a ciò che viene riferito dalla Madonna a Medjugòrje. Spesso si presenta con foglietti sui quali è trascritto il messaggio di Nostra Signora.Impressione: mi pare più un notiziario giornalistico che un annuncio mariano, perché credo che Nostro Signore e chi parla per Lui, non abbia bisogno di fare tante chiacchiere. E' già tutto scritto, basta aver voglia di leggere e commentare, magari insieme ad altre persone.Le apparizioni mariane.Non ho una posizione di negazione di ciò che i casi più conosciuti hanno riferito, primo fra tutti le tre bambine di Lourdes.Ciò che mi lascia perplesso è i continui “avvistamenti” di una signora vestita di bianco che pronuncia frasi di vario tipo. Nostro Signore, se voleva spettacolarizzare il suo dire, non nasceva in una grotta. Sarebbe venuto sulla Terra con un esercito di Angeli e si sarebbe fatto sentire con tutta la dignità di un Re. Ha scelto la strada dell'umiltà, perché chi ama ha questa dote.Credo che ognuno debba pregare con coscienza di ciò che dice e pensa. La Fede non si inventa perché si è in un santuario. Aiuta la concentrazione, il pensiero, un luogo come sopra, ma la Fede si matura e consolida ogni giorno, senza dover manifestare questo stato se non con il proprio comportamento quotidiano.Essere devoti solo quando qualcuno ci guarda, è troppo facile.In merito ai miracoli o presunti tali di Lourdes, ci sono variegate opinioni.Anche qui, o si crede o si pensa che la scienza non sia ancora in grado di spiegare la guarigione.La Fede è fiducia. C'è chi la fa sua senza chiedere nulla, chi si pone delle domande.Io sono tra questi.Probabilmente atteggiamento derivato da una formazione culturale a livello Catechistico che deve essere decisamente rafforzata.Io sono ritornato a cercare di essere un buon cattolico. Ci provo, ma non è facile, perché l'egoismo è in me. |
|  | | Fatachiara Admin

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 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Lun Gen 03, 2011 1:08 pm | |
| | orione ha scritto: | le tre bambine di Lourdes.
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Permettimi una correzione: a Lourdes c'era solo una bambina (o meglio ragazzina) ed era Bernadette. A Fatima erano in 3, ma solo due erano femmine. Francesco, fino a prova contraria, era un maschietto. Non volermene, ma io sono un po' pignoletta. Con affetto ti auguro un buon 2011. Ciao, Chiara.-----------------------------------------  |
|  | | orione

Messaggi: 92 Punti: 749 Reputazione: 15 Data d'iscrizione: 08.09.10 Età: 56 Località: Saluzzo - Cuneo
 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Lun Gen 03, 2011 1:11 pm | |
| Vero Fatachiara, mi sono confonduto o confuso: come si dice? Grazie della correzione. |
|  | | Fatachiara Admin

Messaggi: 4718 Punti: 6059 Reputazione: 114 Data d'iscrizione: 29.07.10 Età: 32 Località: Ferrara
 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Lun Gen 03, 2011 1:21 pm | |
| Si dice confuso. Grazie a te per aver condiviso i tuoi pensieri e le tue esperienze!  -----------------------------------------  |
|  | | Fatachiara Admin

Messaggi: 4718 Punti: 6059 Reputazione: 114 Data d'iscrizione: 29.07.10 Età: 32 Località: Ferrara
 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Lun Ott 17, 2011 3:06 pm | |
| Il 24 giugno di 30 anni fa la prima apparizione. Il racconto e le perplessità nella Chiesa. Quei dialoghi con la Madonna Il dilemma di Medjugorje Così gli occhi dei sei giovani seguivano la stessa visione di VITTORIO MESSORI Erano i primi anni Ottanta, le autostrade erano cosa da Paese capitalista, per attraversare l'Istria e poi scendere verso Sud, lungo la riviera dalmata, non c'era che la vecchia strada federale, angusta e pericolosa. Quando stavo finalmente per giungere alla meta, incappai nel posto di blocco della Milizia comunista: domande sospettose, perquisizioni, sequestro della Bibbia che avevo con me, ammonimenti a non fare «proselitismo». Ero tra i primi a giungere in quel luogo aspro e remoto, dal nome significativo: Medjugorje, in mezzo ai monti. Dal passaparola più che dai media, che davano solo poche e imprecise notizie, avevo saputo che un gruppo di giovanissimi affermava di «vedere la Gospa», la Signora, la Madonna. E che la cosa stava coinvolgendo folle crescenti nella Jugoslavia orfana di Tito da un anno e dove la religione era ancora una sorvegliata speciale. Partii, dunque, più che da devoto, da giornalista e da studioso del fenomeno delle apparizioni mariane, da amico e discepolo dell'abbé Laurentin, il maggiore storico di Lourdes e divenuto poi il più autorevole autore su Medjugorje. Così, grazie alla tempestività del viaggio, fui tra i pochi che ebbero un privilegio invidiato poi dai milioni di pellegrini che seguirono. Quello che chiamavano «l'Incontro» avveniva all'imbrunire nella sagrestia della moderna e strana chiesa del luogo: strana perché enorme, in mezzo a una sorta di deserto stepposo e pietroso, un gigantesco edificio per una parrocchia povera e minuscola, come per l'intuizione che lì sarebbero accorse delle folle. La sagrestia era stipata da gente in piedi, ma tra i francescani qualcuno aveva letto la traduzione di qualche mio libro e mi concessero di pormi in prima fila. Dovetti sgomitare per mantenere la posizione, cui non volevo rinunciare: per la prima volta potevo assistere a un fenomeno che avevo conosciuto solo su libri e documenti polverosi. Arrivarono i sei giovanissimi, dai 6 ai 16 anni, cominciarono a pregare ad alta voce, anch'essi in piedi. Non avevano davanti una statua o una immagine, guardavano verso l'alto. Ad un tratto, la preghiera si interruppe e, in sincronia, si lasciarono cadere sulle ginocchia, a corpo morto, con un tale tonfo che pensai a rotule fratturate. Invece, sul volto dei ragazzi, comparvero i segni di una enigmatica trasformazione: si illuminarono, tutti, con un sorriso e, alternandosi, cominciarono un dialogo che si intuiva dalle labbra che si muovevano, senza che noi spettatori udissimo alcun suono. Ero lì come osservatore doverosamente critico, non cedetti all'aura di misticismo che impregnava il piccolo locale sovraffollato, scrutavo il volto dei giovani, a un paio di metri di distanza. Erano, lo dicevo, in sei, inginocchiati uno accanto all'altro: la visione doveva muoversi, perché la seguivano con lo sguardo. Fissai l'attenzione sugli occhi, constatando che tutti si muovevano in sincronia e nella stessa direzione: eppure, in quella posizione, l'uno non poteva vedere l'altro, era evidente che seguivano «qualcosa» che tutti vedevano e che si spostava nell'aria, davanti a loro. Eguale sincronia nell'alternarsi dei sorrisi e delle espressioni addolorate: nel colloquio la Gospa, se davvero di Lei si trattava, alternava parole amorevoli ad avvertimenti inquietanti e i ragazzi reagivano all'unisono. Ma, lo dicevo, vista la posizione, non era possibile che si spiassero e si imitassero a vicenda. In perfetta contemporaneità fu anche la fine, dopo circa un quarto d'ora. I sei riebbero il volto di sempre, non più trasfigurato, ritrovarono la voce udibile anche da noi per una preghiera, si alzarono e si allontanarono. Raggiungevano il francescano, loro padre spirituale, che li attendeva nella casa parrocchiale e a lui davano relazione dell'incontro e comunicavano il «messaggio». Non conoscendo il croato, per giunta nella particolare forma dialettale parlata in Erzegovina, non fui in grado di constatare di persona quanto mi avevano assicurato quei religiosi. I ragazzi, cioè, venivano interrogati subito e separatamente: la coincidenza dei loro resoconti si aggiungeva alla coincidenza dei loro sguardi e delle loro mimiche facciali durante «l'Incontro». Trent'anni sono passati da quel giugno 1981 in cui tutto ebbe inizio, non sono più tornato in quei luoghi, ma non ho cessato di informarmi e, soprattutto, di imbattermi in chi vi era stato: gente di ogni età, condizione, livello culturale. Eppure protagonisti, tutti, di un'esperienza che considerano importante e non pochi addirittura decisiva. Ho visto vite cambiate, vocazioni religiose sbocciate, pratiche religiose riscoperte. Sulla «verità» di Medjugorje non si potrebbero avere dubbi, se le si applicasse il criterio enunciato da Gesù stesso: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo... Ogni albero si riconosce dal suo frutto...» (Lc 6,43). Tre decenni di esperienza mostrano quanto sia stato e sia spiritualmente abbondante ed eccellente il raccolto prodotto da quell'albero cresciuto inaspettatamente nei Balcani. Ma, per Medjugorje, è avvenuto il contrario che per Lourdes o per Fatima, dove la negazione è giunta da atei, laicisti, anticlericali. Qui, entrambi i due vescovi succedutisi alla guida della diocesi hanno assunto un atteggiamento sempre più negativo, sino a parlare di «una delle maggiori truffe nella storia della Chiesa». Altrove, poi, la difesa delle apparizioni ha caratterizzato i cattolici tradizionalisti, mentre quelli cosiddetti «aperti» esprimevano dubbi. Anche qui, le posizioni sono invertite: sono i seguaci di mons. Lefebvre che negano polemicamente che possa essere «vera» una Madonna nei cui messaggi ravvisano quelle che chiamano «deviazioni eretiche conciliari». Credenti pubblicano dossier dal titolo Medjugorje: è tutto vero. Ma altri credenti replicano con instant book: «Medjugorje: è tutto falso». Lo stesso episcopato è diviso: vi è il vescovo (magari il cardinale, come quello di Vienna) che si reca di persona in pellegrinaggio e chi fa rispettare puntigliosamente ai suoi preti il divieto di Roma di guidare ufficialmente dei gruppi. Per la Santa Sede, Medjugorje è un dilemma tormentoso. Da un lato si riconosce con gratitudine l'abbondanza dei frutti spirituali, dall'altro lato non si dimentica il vulnus al diritto canonico, con un tale movimento mondiale combattuto dagli ordinari del luogo, cui spetta il discernimento. Al punto in cui si è giunti, una sconfessione ufficiale della verità dei fatti da parte di Roma sarebbe una catastrofe sul piano pastorale. Ma catastrofico sarebbe anche il contrario: una smentita ufficiale, cioè, della posizione di due vescovi che negano senza esitazione la soprannaturalità e parlano non di miracoli, ma di truffe e inganni. Questo avrebbe effetti inediti e imprevedibili sul diritto ecclesiale. Non c'è da invidiare, davvero, il cardinal Ruini, responsabile della commissione ufficiale d'inchiesta: è possibile che neanche la sua lunga esperienza e la riconosciuta prudenza riusciranno a chiarire questa sorta di «mistero» del rosario che sembra, al contempo, «gaudioso» e «doloroso». -----------------------------------------  |
|  | | Fatachiara Admin

Messaggi: 4718 Punti: 6059 Reputazione: 114 Data d'iscrizione: 29.07.10 Età: 32 Località: Ferrara
 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Lun Ott 17, 2011 3:39 pm | |
| Nessuno vuole esprimere la sua opinione in merito all' indagine di Ruini ? -----------------------------------------  |
|  | | Fantasiosa

Messaggi: 2602 Punti: 3734 Reputazione: 71 Data d'iscrizione: 29.07.10 Località: Venezia
 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Lun Ott 17, 2011 5:10 pm | |
| Io la mia visione ce l'ho ma potrei essere vista come eretica agli occhi della Chiesa e quindi me la tengo per me. |
|  | | Fatachiara Admin

Messaggi: 4718 Punti: 6059 Reputazione: 114 Data d'iscrizione: 29.07.10 Età: 32 Località: Ferrara
 | Oggetto: Re: L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini. Lun Ott 17, 2011 5:33 pm | |
| Io posso solo dire che vedo la Chiesa come una sposa che ha perso fiducia nel suo sposo poichè non capisco questo dubitare al punto da spingere Ruini ad imbarcarsi in un' indagine dalla quale si sa che non ne verrà mai fuori. Ciò che la Chiesa dovrebbe fare è guardare la realtà quindi quei milioni di persone che si muovono da tutto il mondo per andare in quel santuario sperduto tra le montagne della Erzegovina per ascoltare 6 persone che da 30 anni vedono la Madonna e ricevono da lei dei messaggi; non sarà fede questa ? Riguardo alle prove di queste apparizioni, sono proprio necessarie dopo che quei ragazzi sono stati sottoposti a degli esperimenti scientifici dai quali è risultato che davvero vedono qualcosa e quel qualcosa potrebbe essere proprio la Madonna visto che durante le apparizioni i cuori battono come quando si provano delle emozioni fortissime ? Una prova non ci sarà mai; ciò che ci sarà sempre è una fede fortissima. Andiamo indietro di 2000 anni; nessuno è mai riuscito a provare i miracoli e la resurrezione di Gesù Cristo. Eppure chi ha fede crede veramente che lui è il Figlio di Dio. La stessa cosa vale per Medjugorie; chi ha fede crede che quelle persone siano state scelte dalla Madonna per parlare con lei e diffondere i suoi messaggi. E sarà sempre così. Questa è la mia opinione. -----------------------------------------  |
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