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 Il caso di Enzo Tortora, dove eravamo rimasti ?

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MessaggioOggetto: Il caso di Enzo Tortora, dove eravamo rimasti ?   Lun Ott 01, 2012 12:19 pm

Fonte : http://it.wikipedia.org/wiki/Il_caso_di_Enzo_Tortora_-_Dove_eravamo_rimasti%3F

Il caso di Enzo Tortora - Dove eravamo rimasti? è una miniserie televisiva in onda su Rai 1, diretta e intepretata da Ricky Tognazzi. Il film racconta la storia del conduttore televisivo Enzo Tortora, vittima innocente, nell'estate 1983, di un errore giudiziario oltre che di un caso mediatico

La mattina del 17 giugno 1983, Enzo Tortora viene arrestato in un hotel di Roma con l'accusa di far parte della Nuova Camorra Organizzata, accusa che gli viene mossa dal pregiudicato, Giovanni Pandico, che in realtà aveva sviluppato una vera e propria ossessione nei confronti del conduttore, al quale aveva inviato del materiale da vendere durante il programma Portobello, materiale che poi era andato perduto a causa di disguidi. Le accuse di Pandico tuttavia erano state confermate da altri pregiudicati, e anche se in seguito si riveleranno false, porteranno Tortora a vivere un vero e proprio incubo giudiziario che si concluderà solo tre anni dopo, con l'assoluzione.

Il film è realizzato in due episodi ed andrà in onda su Rai 1 il 30 settembre e il 1 ottobre 2012.

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MessaggioOggetto: Re: Il caso di Enzo Tortora, dove eravamo rimasti ?   Lun Ott 01, 2012 12:30 pm

Forse perchè questa fiction è su un fatto di cronaca, pare che la produzione rai fiction non si sia concessa nessuna licenza poetica :

Fonte : http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Tortora

L'attività lavorativa di Tortora prosegue fino al 1983 in RAI con programmi quali Portobello e L'altra campana (1980) e su Antenna 3 Lombardia; durante quell'anno passa a Retequattro per condurre Cipria. Conduce infine con Pippo Baudo alcune puntate della rubrica Italia parla. La carriera di Tortora viene bruscamente interrotta il 17 giugno 1983, quando viene arrestato con l'accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli.


L'arresto di Enzo Tortora, il 17 giugno 1983, a Roma, presso il comando del Reparto Operativo dei Carabinieri.
Le accuse si basano sulle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso detto "Gianni il bello", Pasquale Barra, noto come assassino di galeotti quand'era detenuto e per aver tagliato la gola, squarciato il petto e addentato il cuore di Francis Turatello, uno dei vertici della malavita milanese; infine altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata, tra cui Michelangelo D'Agostino pluriomicida, detto "Killer dei cento giorni", accusano Tortora. A queste accuse si aggiungeranno quelle, rivelatesi anch'esse in seguito false, del pittore Giuseppe Margutti, già pregiudicato per truffa e calunnia, e di sua moglie Rosalba Castellini, i quali dichiareranno di aver visto Tortora spacciare droga negli studi di Antenna 3.
L'accusa si basa, di fatto, unicamente su di un'agendina trovata nell'abitazione di un camorrista, Giuseppe Puca detto O'Giappone, con su scritto a penna un nome che appare essere, all'inizio, quello di Tortora, con a fianco un numero di telefono; nome che, a una perizia calligrafica, risulterà non essere il suo, bensì quello di tale Tortona. Nemmeno il recapito telefonico risulterà appartenere al presentatore. Si stabilirà, per giunta, che l'unico contatto avuto da Tortora con Giovanni Pandico fu a motivo di alcuni centrini provenienti dal carcere in cui era detenuto lo stesso Pandico, centrini che erano stati indirizzati al presentatore perché venissero venduti all'asta del programma Portobello.
La redazione di Portobello, oberata di materiale inviatole da tutta Italia, smarrisce i centrini ed Enzo Tortora scrive una lettera di scuse a Pandico. La vicenda si conclude poi con un assegno di rimborso del valore di 800.000 lire. In Pandico, schizofrenico e paranoico, crescono sentimenti di vendetta verso Tortora. Inizia a scrivergli delle lettere, che pian piano assumono carattere intimidatorio con scopo di estorsione.
Il presentatore sconta sette mesi di carcere - ottenendo tre colloqui con i magistrati inquirenti Lucio Di Pietro e Felice Di Persia - e continua la sua detenzione agli arresti domiciliari per motivi di salute. Nella sua autobiografia, relativamente al suo periodo carcerario, racconterà di un suo sogno in cui assieme ai suoi compagni di cella diviene ladro di appartamenti.
Nel giugno del 1984 Enzo Tortora viene eletto deputato al Parlamento europeo nelle liste del Partito Radicale, che ne sosterrà le battaglie giudiziarie. Il 17 settembre 1985 Tortora viene condannato a dieci anni di carcere, principalmente per le accuse di altri pentiti.
Il 9 dicembre 1985 il Parlamento Europeo respinge all'unanimità la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'eurodeputato Enzo Tortora per oltraggio a magistrato in udienza. I fatti contestati sono relativi all'udienza del processo alla N.C.O. del 26 aprile 1985, in occasione della quale il pubblico ministero Diego Marmo afferma:
« Il suo cliente è diventato deputato con i voti della camorra! »
accusa dinanzi alla quale Tortora grida:
« È un'indecenza! »
Nella motivazione della decisione del P.E. si legge tra l'altro:
« Il fatto che un organo della magistratura voglia incriminare un deputato del Parlamento per aver protestato contro un'offesa commessa nei confronti suoi, dei suoi elettori e, in ultima analisi, del Parlamento del quale fa parte, non fa pensare soltanto al «fumus persecutionis»: in questo caso vi è più che un sospetto, vi è la certezza che, all'origine dell'azione penale, si collochi l'intenzione di nuocere all'uomo e all'uomo politico. »
Il 31 dicembre 1985 si dimette da europarlamentare e, rinunciando all'immunità parlamentare, resta agli arresti domiciliari. Il 15 settembre 1986 Enzo Tortora viene assolto con formula piena dalla Corte d'appello di Napoli e i giudici smontano in tre parti le accuse rivolte dai camorristi, per i quali inizia un processo per calunnia: secondo i giudici, infatti, gli accusatori del presentatore - quelli legati a clan camorristici - hanno dichiarato il falso allo scopo di ottenere una riduzione della loro pena. Altri, invece, non legati all'ambiente carcerario, avevano il fine di trarre pubblicità dalla vicenda: era, questo, il caso del pittore Giuseppe Margutti, il quale mirava ad acquisire notorietà per vendere i propri quadri.
Così, in una intervista concessa al programma La Storia siamo noi, in una puntata dedicata specificamente al caso Tortora, il giudice Michele Morello racconta il suo lavoro d'indagine che ha portato all'assoluzione del popolare conduttore televisivo:
« Per capire bene come era andata la faccenda, ricostruimmo il processo in ordine cronologico: partimmo dalla prima dichiarazione fino all'ultima e ci rendemmo conto che queste dichiarazioni arrivavano in maniera un po' sospetta. In base a ciò che aveva detto quello di prima, si accodava poi la dichiarazione dell'altro, che stava assieme alla caserma di Napoli. Andammo a caccia di altri riscontri in Appello, facemmo circa un centinaio di accertamenti: di alcuni non trovammo riscontri, di altri trovammo addirittura riscontri a favore dell'imputato. Anche i giudici, del resto, soffrono di simpatie e antipatie... E Tortora, in aula, fece di tutto per dimostrarsi antipatico, ricusando i giudici napoletani perché non si fidava di loro e concludendo la sua difesa con una frase pungente: «Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.» »
Enzo Tortora torna in televisione il 20 febbraio del 1987, quando ricomincia con il suo Portobello. Il ritorno in video è toccante, il pubblico in studio lo accoglie con una lunga standing ovation. Tortora, leggermente invecchiato e fisicamente molto provato dalla terribile vicenda passata, con evidente commozione pronuncia serenamente la famosa frase:
« Dunque, dove eravamo rimasti?
Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro.
Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta. »
Una trasmissione di Giuliano Ferrara, "Il testimone" del 1988, documenta per la prima volta la vicenda giudiziaria di Tortora, chiarendo l'infondatezza degli indizi che indussero gli inquirenti al suo arresto. Tortora sarà assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione il 17 giugno 1987, a quattro anni esatti dal suo arresto.
Il caso Tortora porterà, in quello stesso anno, al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati: in quella consultazione voterà il 65% degli aventi diritto, l'80% dei quali si esprimerà per l'estensione della responsabilità civile anche ai giudici. Nessuna azione penale o indagine di approfondimento venne mai avviata, né alcun procedimento disciplinare verrà mai promosso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a carico dei pubblici ministeri napoletani, che proseguiranno le proprie carriere, senza ricevere censure per il loro operato nel caso Tortora. L'ultima umiliazione che la giustizia italiana riserverà a Enzo Tortora sarà perpetrata dal vecchio accusatore Gianni Melluso, il quale nel 1992 ebbe a ribadire le sue false accuse, ma, querelato dalla figlia del presentatore, venne assolto dal GIP Clementina Forleo con la seguente argomentazione: l'assoluzione di Tortora rappresenta “soltanto la verità processuale e non anche la verità reale".

La morte

Conclusa in anticipo, causa malattia, la conduzione del suo ultimo programma televisivo intitolato Giallo andato in onda nell'autunno 1987, Enzo Tortora muore la mattina del 18 maggio 1988 nella sua casa di Milano, stroncato da un tumore polmonare. I funerali si sono tenuti presso la Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.
A Tortora è stata dedicata la Biblioteca Enzo Tortora a Roma e la Fondazione per la Giustizia Enzo Tortora, presieduta dalla compagna, Francesca Scopelliti. Molte associazioni dei Radicali Italiani e alcuni club dei Riformatori Liberali (scissione di questi ultimi) sono intitolati a Tortora, che è ritenuto un simbolo dal mondo Radicale e liberale italiano.
In un'intervista rilasciata al settimanale L'Espresso del 25 maggio 2010, l'ex collaboratore di giustizia Gianni Melluso, uscito dal carcere nel 2009, chiede ufficialmente perdono ai familiari di Enzo Tortora per le dichiarazioni rilasciate ai magistrati dell'epoca e sostiene che il tutto fu una vendetta dei due boss Barra e Pandico. Le ceneri di Enzo Tortora riposano nel cimitero Monumentale di Milano.

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MessaggioOggetto: Re: Il caso di Enzo Tortora, dove eravamo rimasti ?   Lun Ott 01, 2012 12:31 pm

Finora la fiction ha rispettato la realtà dei fatti. Ma per dire l' ultima parola, aspettiamo la puntata di stasera che è quella conclusiva. Wink

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MessaggioOggetto: Re: Il caso di Enzo Tortora, dove eravamo rimasti ?   Lun Ott 01, 2012 9:20 pm

A conclusione della fiction in oggetto, devo fare i miei complimenti alla produzione rai fiction perchè ha rispettato la realtà dei fatti senza concedersi nessuna licenza poetica. Però nel finale si è dimenticata di scrivere che fine hanno fatto Francesca Scopelliti (compagna di Tortora), Anna Tortora (sorella di Tortora), Gaia e Silvia Tortora (figlie di Tortora). Voi ve lo state chiedendo ? Se sì, ecco soddisfatta la vostra curiosità :

Francesca Scopelliti è ancora viva ed è molto attiva in politica.
Anna Tortora è morta nel 2003.
Gaia e Silvia Tortora sono ancora vive, lavorano come giornaliste e Silvia nel 1990 ha sposato l' attore francese Leroy .

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MessaggioOggetto: Re: Il caso di Enzo Tortora, dove eravamo rimasti ?   Oggi a 9:59 am

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